Autodesk Forma e Revit: il concept design ed il BIM

Autodesk collega Forma e Revit: il concept design diventa finalmente parte del processo BIM

Con Forma Building Design e Revit come primo “Forma Connected Client”, Autodesk prova a superare una delle fratture storiche della progettazione digitale: quella tra idea iniziale, analisi preliminare e modello informativo.

C’è un momento, nel processo di progettazione, in cui le decisioni pesano moltissimo ma le informazioni sono ancora fragili.

È la fase iniziale. Quella in cui si ragiona su volumi, orientamenti, distribuzioni, affacci, superfici, vincoli, contesto, prestazioni ambientali, ipotesi funzionali e alternative progettuali. È anche la fase in cui spesso si lavora con strumenti rapidi, leggeri, esplorativi. Modelli di massa, schizzi digitali, diagrammi, render veloci, simulazioni preliminari.

Poi, a un certo punto, arriva il BIM.

E molto spesso si ricomincia.

Si ricostruiscono geometrie. Si reinterpretano scelte già fatte. Si perdono pezzi di ragionamento. Si passa da un ambiente di concept a un ambiente di produzione informativa come se fossero due mondi separati. È una delle contraddizioni più evidenti della digitalizzazione in architettura: parliamo tanto di continuità del dato, ma nelle prime fasi del progetto accettiamo ancora troppe discontinuità.

La novità lanciata da Autodesk con Forma Building Design e con Revit 2027 come primo Forma Connected Client, disponibile in Tech Preview, va letta proprio in questa direzione. Autodesk presenta Forma Building Design come uno strumento per lo schematic design, pensato per esplorare opzioni progettuali e analisi integrate prima del passaggio al BIM; allo stesso tempo, con Revit come Connected Client, i team possono spostare dati da Forma a Revit senza scambi manuali di file, riducendo rilavorazioni e mantenendo maggiore allineamento tra le fasi.

La notizia, secondo me, non è semplicemente che “Forma parla meglio con Revit”. La notizia vera è un’altra: Autodesk sta provando a rendere informativa anche la fase del concept.

E questo cambia parecchio.

Il problema storico: il concept è ricco di decisioni, ma povero di continuità

Nel mondo AEC siamo abituati a pensare che il BIM inizi quando il progetto diventa abbastanza definito. Prima c’è l’idea, poi c’è il modello. Prima c’è la libertà, poi c’è la disciplina. Prima c’è l’architettura, poi arrivano dati, famiglie, proprietà, coordinamento, computi e verifiche.

Questa separazione è comprensibile, ma ha generato un equivoco.

Ha fatto credere che la fase iniziale fosse meno informativa. In realtà è il contrario: è una delle fasi in cui si producono le informazioni più importanti, anche se spesso non vengono strutturate.

Una scelta di orientamento influenza energia, comfort, luce naturale e comportamento estivo dell’edificio. Una scelta volumetrica incide su superfici, costi, ombreggiamenti, rapporti pieni-vuoti e fattibilità urbanistica. Una prima ipotesi distributiva condiziona flussi, accessibilità, flessibilità e gestione futura. Una decisione presa in concept può costare pochissimo se modificata subito, o moltissimo se corretta dopo.

Il problema è che queste informazioni, spesso, non entrano davvero nella catena BIM. Restano in immagini, presentazioni, modelli separati, file intermedi, appunti, revisioni non tracciate.

E qui il collegamento tra Forma e Revit diventa interessante.

Perché se la fase iniziale inizia a produrre dati trasferibili, analizzabili e riutilizzabili, il BIM smette di essere solo un ambiente di sviluppo e diventa una prosecuzione naturale del ragionamento progettuale.

Forma Building Design: non solo modellazione veloce, ma esplorazione prestazionale

Autodesk descrive Forma Building Design come una soluzione per lo schematic design, pensata per creare e confrontare opzioni progettuali, usare automazioni di design e analisi integrate prima di passare al BIM. In altre parole, lo strumento si colloca in quella zona delicata tra massa concettuale e modello architettonico più strutturato.

È una zona che negli studi professionali viene gestita in molti modi diversi: software di modellazione rapida, strumenti di visualizzazione, fogli di calcolo, simulazioni separate, modelli BIM semplificati, workflow ibridi. Il risultato dipende molto dalla maturità del team.

L’approccio di Forma prova a mettere insieme tre esigenze:

  • esplorare rapidamente alternative;
  • valutare presto alcune prestazioni;
  • portare avanti il lavoro senza ricominciare da zero.

Questa terza esigenza è la più importante. Perché la produttività non si misura solo nella velocità con cui creo una forma. Si misura nella capacità di non perdere valore quando il progetto cambia fase.

Autodesk, nel proprio blog dedicato a Forma, spiega che il collegamento tra Forma Building Design, Forma Site Design e Revit serve a costruire un workflow continuo: dal sito all’edificio, dallo schematic design al BIM, riducendo rilavorazioni e mantenendo l’intento progettuale. Nel passaggio da Building Design a Revit, l’architetto riceve un modello BIM geolocalizzato con contesto di sito e con muri, solai, finestre e coperture già definiti come elementi Revit generici.

Questo dettaglio è cruciale.

Perché non stiamo parlando solo di importare una massa. Stiamo parlando di portare in Revit una struttura progettuale già riconoscibile come insieme di elementi edilizi.

Non è ancora il progetto esecutivo, naturalmente. Ma è un salto rispetto alla tradizionale esportazione “muta” o alla ricostruzione manuale.

Revit come Forma Connected Client: il desktop non sparisce, si collega al cloud

Negli ultimi anni si è parlato molto di cloud, piattaforme, industry cloud, ambienti collaborativi e strumenti web-based. A volte con un tono quasi inevitabilista: tutto andrà nel cloud, i software desktop diventeranno secondari, il modello sarà sempre più distribuito.

La scelta di Autodesk è più sfumata.

Revit non viene sostituito da Forma. Viene collegato a Forma. La documentazione Autodesk sul Connected Client specifica che questa designazione riguarda applicazioni profondamente integrate con il Forma industry cloud, con dati condivisi, workflow basati anche su AI e collaborazione più fluida; Revit è la prima applicazione desktop a ricevere questa qualifica.

Questo, secondo me, è un passaggio molto intelligente.

Perché il mercato AEC non abbandona facilmente gli strumenti su cui ha costruito standard, template, librerie, competenze, procedure, automazioni, contratti e responsabilità. Revit, nel bene e nel male, è ancora un ambiente centrale per moltissimi studi e società di progettazione.

La vera evoluzione non è dire: “da domani progettate tutto in un nuovo ambiente”. La vera evoluzione è far dialogare meglio gli ambienti esistenti, riducendo i passaggi morti.

Il desktop resta il luogo della produzione specializzata. Il cloud diventa il luogo della continuità, del contesto, dell’analisi, della collaborazione e della connessione tra fasi.

Se questa promessa sarà mantenuta, il valore non sarà soltanto tecnologico. Sarà organizzativo.

Dalla consegna di file alla continuità del dato

Qui tocchiamo il punto più delicato: la transizione dal modello come file al modello come flusso di informazioni.

Nel processo tradizionale, le fasi progettuali sono spesso scandite da consegne: file, cartelle, revisioni, esportazioni, versioni, allegati. Questo modo di lavorare resterà ancora a lungo, perché contratti e procedure si basano anche su documenti e milestone. Ma è evidente che non basta più.

La progettazione contemporanea ha bisogno di maggiore continuità.

Non solo perché è più efficiente. Ma perché le decisioni sono sempre più interdipendenti: sostenibilità, costi, tempi, prestazioni, vincoli normativi, comfort, contesto urbano, manutenzione, dati di prodotto, gestione dell’asset.

Quando queste informazioni vengono frammentate in passaggi manuali, il rischio aumenta. Si perde allineamento. Si duplicano modelli. Si correggono più volte le stesse cose. Si lavora su versioni diverse della verità.

Il collegamento tra Forma e Revit va nella direzione opposta: ridurre il salto tra progettazione iniziale e BIM authoring. Autodesk afferma che i team possono trasferire dati da Forma Site Design e Forma Building Design a Revit senza scambi manuali di file, mantenendo elementi e contesto più allineati.

Personalmente, credo che questa sia una delle aree in cui il BIM deve evolvere di più.

Abbiamo dedicato anni al coordinamento del modello nelle fasi avanzate. Ora dobbiamo imparare a coordinare meglio anche le idee iniziali.

Il concept design non è più “prima del BIM”

Una frase che sento spesso è: “Siamo ancora in concept, il BIM arriva dopo”.

È una frase comprensibile, ma sempre meno sostenibile.

Non perché si debba modellare tutto in BIM dal primo giorno. Sarebbe spesso inefficiente e persino controproducente. Ma perché anche il concept deve iniziare a produrre dati utili.

Il tema non è anticipare la complessità. È anticipare l’intelligenza del processo.

Un concept informativo non significa avere già famiglie perfette, codifiche complete, livelli informativi definitivi e modelli iper-dettagliati. Significa invece che le prime decisioni progettuali sono tracciabili, confrontabili, verificabili e trasferibili.

È una differenza enorme.

Si può restare leggeri senza essere superficiali. Si può esplorare senza perdere dati. Si può progettare in modo libero mantenendo una struttura minima di continuità.

Questo, per me, è il punto più interessante dell’evoluzione Forma-Revit: non trasformare il concept in una gabbia BIM, ma evitare che il concept resti un’isola.

Cosa cambia per gli architetti

Per gli architetti, questa evoluzione è potenzialmente molto rilevante.

La fase iniziale è spesso quella più creativa, ma anche quella più vulnerabile. Le alternative si moltiplicano. I clienti chiedono scenari. I consulenti iniziano a inserire vincoli. Le prestazioni vanno valutate prima. I tempi sono stretti. E il rischio è dover sacrificare qualità o controllo.

Uno strumento come Forma Building Design può aiutare se viene usato non solo per “fare forme”, ma per confrontare opzioni in modo più consapevole. Autodesk parla esplicitamente di design optioneering, analisi integrate e passaggio verso il detailed design senza ripartire da zero.

La parola chiave è proprio questa: opzioni.

Il valore del digitale, in concept, non è produrre una soluzione più velocemente. È esplorare più soluzioni con maggiore consapevolezza.

Ma attenzione: più opzioni non significa automaticamente migliore progetto. Anzi, può diventare un problema. Se la tecnologia produce varianti senza criterio, aumenta il rumore. Il progettista deve restare autore della scelta, non semplice selezionatore di alternative generate dal sistema.

La qualità sta nel costruire domande intelligenti: quale orientamento migliora il comfort? Quale distribuzione riduce sprechi di superficie? Quale volume dialoga meglio con il contesto? Quale configurazione rende il progetto più flessibile nel tempo?

La tecnologia può aiutare molto. Ma non sostituisce il giudizio architettonico.

Cosa cambia per BIM Manager e coordinatori

Per BIM Manager e BIM Coordinator il tema è ancora più concreto.

Se la fase iniziale diventa più connessa al BIM, bisogna definire nuove regole di transizione. Non si può pensare che il passaggio da Forma a Revit sia solo una questione tecnica.

Servono criteri.

Quali elementi importare? Con quale livello di affidabilità? Come vengono gestite le famiglie generiche? Quali dati devono essere preservati? Quali informazioni sono solo provvisorie? Come si distinguono ipotesi progettuali da decisioni approvate? Come si documentano le alternative scartate? Quando un modello passa da esplorativo a produttivo?

Queste domande sono fondamentali.

Perché ogni workflow connesso può generare valore, ma anche confusione. Se tutto entra nel modello senza una disciplina, il BIM diventa un deposito di tentativi. Se invece si stabiliscono regole chiare, il collegamento tra concept e BIM può ridurre davvero rilavorazioni e perdita di informazioni.

Il ruolo del BIM Manager, quindi, si sposta ancora una volta: meno custode del modello finale, più progettista del processo informativo.

E questa evoluzione è coerente con tutto ciò che stiamo vedendo nel settore: ISO 19650, openBIM, IDS, digital twin, dati di prodotto, AI. La competenza più importante non è solo saper usare uno strumento, ma saper governare il passaggio tra strumenti, fasi e responsabilità.

Cosa cambia per la committenza

Anche la committenza dovrebbe guardare con attenzione a questa evoluzione.

Nelle fasi iniziali, il cliente spesso fatica a capire l’impatto reale delle scelte. Vede immagini, volumi, schemi, qualche dato economico, magari simulazioni parziali. Ma il collegamento tra decisione iniziale e conseguenza futura non è sempre chiaro.

Un workflow più continuo tra concept, analisi e BIM può rendere più trasparenti le decisioni.

Non solo: può aiutare a costruire una memoria progettuale. Perché è stata scelta una soluzione? Quali alternative sono state valutate? Quali prestazioni hanno orientato la decisione? Quali vincoli hanno inciso? Quali dati sono stati trasferiti nelle fasi successive?

Per le committenze pubbliche e private questa è una questione di grande valore.

La qualità del progetto non dipende solo dall’esito finale, ma anche dalla qualità delle decisioni che lo hanno generato.

Un ambiente connesso può aiutare, ma solo se il cliente impara a chiedere non solo elaborati, ma tracciabilità del processo decisionale.

Il nodo dell’ecosistema Autodesk: opportunità e attenzione critica

Naturalmente c’è anche un tema da guardare con lucidità: l’ecosistema.

Forma e Revit sono parte di una strategia più ampia di Autodesk sull’industry cloud. Secondo ENR, Autodesk sta procedendo lungo una roadmap per costruire connessioni più profonde tra software di progettazione e costruzione lungo il ciclo di vita del progetto, con Forma come piattaforma cloud AECO.

Questo offre vantaggi evidenti: integrazione più fluida, meno passaggi manuali, dati più collegati, potenzialità AI, collaborazione più strutturata.

Ma comporta anche una domanda critica: quanto vogliamo che la continuità del processo dipenda da un unico ecosistema proprietario?

Non è una domanda polemica. È una domanda necessaria.

Il settore AEC ha bisogno di strumenti potenti e integrati, ma ha anche bisogno di interoperabilità, apertura, controllo sui dati, strategie di uscita, compatibilità con standard aperti e consapevolezza contrattuale.

Il punto non è demonizzare le piattaforme proprietarie. Sarebbe ingenuo. Il punto è usarle con intelligenza, sapendo distinguere tra efficienza operativa e dipendenza strategica.

Un workflow Forma-Revit può essere molto utile. Ma le organizzazioni mature dovrebbero sempre chiedersi: dove risiedono i dati? Come vengono esportati? Come dialogano con standard aperti? Che cosa succede se un domani cambia piattaforma, licenza, strategia o modello economico?

La continuità del dato è un valore. Ma deve restare governabile.

L’AI entra nel processo, ma non deve diventare un alibi

Autodesk collega sempre più spesso Forma, cloud, dati condivisi e AI-powered workflows. La documentazione del Connected Client cita esplicitamente workflow basati su AI e collaborazione fluida attraverso dati condivisi.

Questo è inevitabile. La fase di concept è una delle più interessanti per l’intelligenza artificiale: generazione di alternative, analisi prestazionali, suggerimenti, automazioni, riconoscimento di pattern, ottimizzazione.

Ma dobbiamo evitare un equivoco.

L’AI non rende automaticamente migliore il concept design. Può velocizzare esplorazioni, evidenziare opzioni, ridurre lavori ripetitivi, portare dati prima nel processo. Ma non sostituisce la cultura progettuale.

Anzi, più aumentano le opzioni generate o assistite da sistemi intelligenti, più diventa importante la capacità critica del progettista.

Chi sceglie? Con quali criteri? Quali parametri sono stati ottimizzati? Quali aspetti qualitativi restano fuori dal calcolo? Quale idea di spazio, città, comfort, uso e identità guida la soluzione?

La progettazione assistita non elimina la responsabilità. La rende più evidente.

Il rischio: scambiare la continuità tecnica per qualità progettuale

Un workflow più fluido è una cosa positiva. Ma non basta.

Si può trasferire un modello da Forma a Revit in modo impeccabile e avere comunque un progetto mediocre. Si possono ridurre rilavorazioni senza migliorare davvero la qualità delle decisioni. Si possono produrre dashboard, analisi e varianti senza una vera intenzione architettonica.

Questo è il rischio di tutte le tecnologie mature: diventano così efficienti da farci dimenticare che l’efficienza non è il fine ultimo del progetto.

La continuità tecnica serve solo se sostiene una continuità di pensiero.

Il passaggio da concept a BIM deve conservare non solo geometrie e dati, ma anche ragioni progettuali. Perché un edificio non è una sequenza di elementi ben trasferiti. È una somma di scelte, compromessi, intenzioni e responsabilità.

Se Forma e Revit aiutano a mantenere questo filo, allora il valore è reale. Se diventano solo un modo più veloce per produrre modelli, il salto sarà molto più limitato.

Implicazioni per la formazione AEC

Questo aggiornamento ha un impatto forte anche sulla formazione.

Non basta più insegnare Revit come ambiente di modellazione BIM. Non basta più insegnare strumenti di concept come software separati. Bisogna insegnare il processo di transizione.

La formazione dovrebbe aiutare i professionisti a capire:

  • come impostare un concept orientato ai dati;
  • quali analisi preliminari hanno senso nelle prime fasi;
  • come evitare modelli troppo dettagliati troppo presto;
  • come trasferire informazioni senza trascinarsi errori;
  • come distinguere dati esplorativi da dati consolidati;
  • come documentare alternative e decisioni;
  • come collegare concept design, BIM, sostenibilità e committenza.

Questo è un cambio didattico importante.

Il professionista AEC non deve solo imparare “un nuovo tool”. Deve imparare a ragionare per continuità informativa.

E qui torna un tema che abbiamo già visto negli altri articoli: la digitalizzazione matura non coincide con l’uso di strumenti più avanzati, ma con la capacità di costruire processi più intelligenti.

Conclusione: il BIM deve iniziare prima, ma senza perdere leggerezza

L’integrazione tra Forma Building Design e Revit come Forma Connected Client è interessante perché tocca una frattura reale del lavoro quotidiano: quella tra fase creativa iniziale e sviluppo informativo del progetto.

Se funzionerà bene, potrà ridurre rilavorazioni, preservare meglio l’intento progettuale, anticipare analisi e rendere più continuo il passaggio verso il BIM.

Ma il punto non è portare tutta la complessità BIM dentro il concept.

Il punto è portare più intelligenza informativa nelle prime decisioni, senza soffocare la libertà progettuale.

A mio avviso, questa è la direzione corretta: non un concept irrigidito dal BIM, ma un concept capace di diventare BIM senza perdere memoria.

Perché il futuro della progettazione digitale non sarà fatto solo da modelli più dettagliati. Sarà fatto da processi in cui le decisioni iniziali non vengono disperse, ma accompagnano il progetto fino alle fasi successive.

La domanda quindi non è più soltanto: quanto velocemente riusciamo a modellare? ma quanto valore riusciamo a conservare mentre il progetto passa dall’idea al modello informativo?

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Mariano Dileo

CEO & Founder NOESIS AEC Solutions™ - Dal 2005 sviluppa competenze nel campo della modellazione parametrica applicata all’architettura, evolvendo progressivamente verso la modellazione informativa, il coordinamento e la gestione dei processi digitali. Attualmente BIM Manager e consulente per diverse realtà nazionali e PA, è impegnato nella divulgazione e nell’insegnamento di strumenti, metodi e approcci utili ai professionisti per orientarsi con consapevolezza nel nuovo scenario digitale del settore AEC.

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